PVC - Polivinilcloruro

Il PVC commerciale è un polimero sostanzialmente amorfo e può essere lavorato sia come PVC “rigido”, sia additivato con agenti plastificanti (“PVC flessibile”). La presenza di plastificanti migliora la lavorabilità e la flessibilità dell’omopolimero. Essi sono detti “primari” se la loro compatibilità col polimero è elevata a tutte le temperature, “secondari” se formano a caldo una fase singola che si separa nei due componenti a temperatura ambiente. La compatibilità, ha un effetto anche sulle proprietà del prodotto finale. Un plastificante poco compatibile, tende a migrare lentamente verso l’esterno, e genera una variazione progressiva del comportamento del materiale. I plastificanti, sono comunemente degli esteri organici ad elevato peso molecolare. La densità media del PVC varia tra 1.29 e 1,39 a seconda che si tratti di PVC plastificato, o rigido. La temperatura di fusione varia tra i 73-77°C. La lavorazione del PVC può avvenire per estrusione, stampaggio ad iniezione, soffiatura, stampaggio rotazionale ecc. I materiali sia rigidi che flessibili, trovano impiego in numerosi campi, sia edilizia che agricoltura, campo elettrico. Si producono numerosi prodotti detti clorovinilici per copolimerizzazione del cloruro di vinile e anche con altri monomeri. Questo processo aumenta la flessibilità e la resistenza ai solventi del PVC omopolimero. I copolimeri conservano proprietà fisiche simili al PVC di base se la percentuale di copolimero non supera il 10%, e rendono il PVC adatto ad altre applicazioni poiché stabilizzano la molecola rispetto agli idrocarburi alifatici, alcoli, oli , grassi, acidi e basi, oltre a migliorarne la lavorabilità, e a stabilizzarlo dal punto di vista termico